Mi sveglio nel cuore della notte. Sono in città, la luce arancione della strada penetra nella mia stanza come il chiarore di un fuoco che langue. La testa appoggiata sul libro aperto di Chimica degli Alimenti, la gatta che sonnecchia tra le ginocchia. Da quando è cominciato il semestre mi sono preso seriamente l'impegno di stare in pari, seguire tutte le lezioni e tutti i laboratori, tornare a fare vita universitaria. Voglio che sia l'ultimo anno che mi separa dalla laurea. E' tempo di dare un compimento a ciò che era stato avviato.

Mi sveglio nel cuore della notte. Sono in montagna, una luce fulgida, chiara, penetra nella mia stanza attraversando le tende bianche. E' strano, già dopo le sette di sera, in questa stagione, non si riesce a distinguere dove finiscano le vette e dove comincino i cieli per l'oscurità, i fianchi dei monti avvolti dai boschi non celano lampade e lampadine. Mi alzo per indagare, l'aria è gelida, ferma e tagliente come una lama appoggiata sul fianco.
Nel letto caldo lascio Fabrizio nel suo morbido sonno. I suoi riccioli come miele di castagno scorrono sul cuscino, le ciglia addormentate, le labbra di poco dischiuse. Nei suoi capelli ho lasciato navigare le mie dita innamorate. No, quello era un sogno, non c'è nessun Fabrizio. Solo un'allucinazione, piacevole, ma frutto del desiderio. Un'inconscia costruzione per sanare questa mia fame di affetto, il mio ideale di bellezza maschile, questo ragazzo, che si insinua nei miei sogni.
Con pochi passi sono alle finestre, eppure sembra di attraversare l'Artico. Aprendo le tende mi manca il fiato. E' uno spettacolo di bellezza indescrivibile. Oltre il contorno dei lauri, sopra l'ombra del pino, nel nero che fonde cielo e terra, le stelle più luminose della galassia. Questa notte più brillanti che mai. Tanto da perforare la trama della stoffa. Sirio, il cuore del Cane, e tutte le stelle di Orione, Marte che scivola verso i Gemelli, Procione e l'Auriga si inseguono ad est.

Tornare a rivedere le stelle. Un'epifania. Come chiudere il conto con il passato, ripulire ogni evento della patina di colpa, delle associazioni negative. Rivedere le stelle, come dopo aver attraversato l'inferno in ginocchio, come chiudere il cerchio e finire in me stesso, completo. Un'epifania, come affrontare i miei desideri e riconoscere la fantasia per quello che è, una siepe che costeggia e abbellisce la realtà, non la vera via della vita.
In un momento così si può anche morire per il senso di completezza che si prova. Ma io voglio vivere, conscio che ogni ferita è guarita.